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MUSEO DELLA PIEVE DI SAN GIULIANO Castiglion Fiorentino
MUSEUMS
PHONE NUMBERS AND TIMES
MUSEO DELLA PIEVE DI SAN GIULIANO
Piazza della Collegiata 52043 Castiglion Fiorentino
Telephone 0575 680420
Website: http://www.museopievesangiuliano.it/
Business card (vCard)
ORARI DI APERTURA E VISITA:
Sabato: dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30.
Domenica: dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 18.30.
Gli altri giorni su prenotazione. Tel. 0575.658080.
La costruzione della Pieve Vecchia iniziò nel 1452. Sull’altare maggiore entro un tabernacolo ligneo dorato venne collocata la Madonna in trono di Segna di Bonaventura, che nel 1486 venne sostituita con la Pala di S. Giuliano di Bartolomeo della Gatta; le due opere si trovano ora nella Collegiata. Sullo scorcio del Quattrocento Luca Signorelli dipinse ad affresco il Compianto su Cristo morto nella Cappella del Sacramento, dove si trovano anche il fonte battesimale in pietra serena, realizzato per Teodora Visconti alla metà del XV secolo, il rilievo in terracotta invetriata policroma rappresentante il Battesimo di Cristo di ambito robbiano.
Nel 1501 la Pieve fu dichiarata Collegiata dal vescovo Cosimo de Pazzi, titolo che fu confermato l’anno dopo con bolla papale di Alessandro VI. Alla fine del Cinquecento subì vari interventi di restauro e nel XVII secolo fu abbattuto l’antico altare maggiore, sul quale era collocata la tavola di Bartolomeo della Gatta. Il 9 dicembre 1658 papa Alessandro VII gli conferì il titolo di Collegiata Insigne. Niccolò Lapi, nel 1725, dipinse nella cappella centrale i due ovali ad affresco raffiguranti Cristo e la Veronica e l’Innalzamento della croce. La cappella a sinistra dell’altare maggiore, dedicata a S. Francesco e San Donnino, fu decorata nel 1632 con stucchi dorati e, sull’altare maggiore, fu posto il dipinto su tela di Niccolò V ritrova il corpo di S. Francesco attribuito a Bernardo Santini; ospita inoltre le due grandi tele raffiguranti la Flagellazione attribuita a Francesco Morosini e la Coronazione di spine attribuita ad Agostino Melissi della metà del XVII secolo.
Conservò l’aspetto originario, pur con lo spostamento e la variazione di numero e dedica di alcuni altari, fino al 1849, quando fu demolito il corpo principale per ampliare la piazza davanti alla nuova Collegiata. Nel corso del Novecento sono stati eseguiti alcuni interventi di restauro, resisi necessari a causa dei danni provocati dall’esplosione di mine e proiettili durante la seconda guerra mondiale.
L’ordinamento e il percorso museologico sono tutti incentrati sui momenti salienti dell’anno liturgico: si inizierà quindi con il Mistero della Salvezza, proseguirà poi con l’Incarnazione della Passione, il Mistero Pasquale e si concluderà con Maria icona della Chiesa trionfante. Si propongono quindi più livelli di lettura della stessa opera: storico artistico e iconografico, teologico, liturgico e cenni sulla religiosità popolare. In questo modo il visitatore sarà informato sull’uso di ogni oggetto e sui riferimenti alla dottrina della chiesa che esso contiene. All’interno della Pieve verranno ricollocate le opere di provenienza originaria, in modo da ricostituire quell’unità storica che nel corso dei secoli si è persa, così come si è ripristinata quella funzione ecclesiale delle parti architettoniche e decorative.
Sono esposte anche opere di pittura, oreficeria, scultura, suppellettili e tessuto di varia provenienza, finora non visibili per problemi di conservazione o sicurezza. Come la statua lignea della Madonna di Petrognano (sec. XIII), la tonacella di Petreto e il piviale (sec. XV), la tavola di Agnolo di Lorentino raffigurante la Madonna in trono con S. Bartolomeo e Santo Stefano (fine XV sec.), il Crocifisso di Niccolò di Smeraldo Salvi (1621), il Cristo alla Colonna e quello Risorto sempre dello stesso scultore, il San Michele Arcangelo il S. Girolamo e il Battista di Salvi Castellucci (metà XVII sec.), l’Annunciazione di Ottavio Vannini (1621), la statua processionale raffigurante la Madonna della Cintola de Francesco Orlandi (XVIII sec.). Tra le opere di oreficeria segnaliamo il Fermaglio da piviale (XV sec.), l’Ostensorio di S. Agostino (XVII sec.).
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