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PRODUZIONE SACRA E PROFANA DI ZULIMO ARETINI CERAMISTA SAVINESE

Monte San Savino - 5 - 27 Settembre Museo del Cassero


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Discendente di terza generazione da una famiglia di ceramisti savinesi. La sua formazione di
carattere artistico sembra essersi perfezionata all’Accademia di belle arti di Brera. Nell’agosto 1909
si trasferisce a Borgo San Lorenzo (FI). L’attività in ambito fiorentino lo porta a lavorare, a più
riprese, presso diverse manifatture tra cui emergono quella Chini e la Richard-Ginori. In questo
periodo realizza la stele funeraria in memoria del figlio Italino (†1909; Cimitero della Misericordia
di Monte San Savino).
L’attività a Monte San Savino, assieme al padre, al fratello e alle sorelle, potrebbe essere
attestata nel 1914 dalla partecipazione alle esposizioni tenutesi a Castiglion Fiorentino (AR), dove
la ditta Federigo Aretini e Figli presenta la sua produzione di maioliche artistiche. Sul finire del
1918 apre, in Corso Sangallo, la ditta denominata Antica Bottega del Ceramista Aretini Zulimo. Dal
1920 svolge, tra l’altro, la funzione di docente delle maestranze locali del settore ceramico. Nei
primi anni ’20 arriva a Monte San Savino anche Giovanni Lapucci, conosciuto durante il periodo di
lavoro a Borgo San Lorenzo, con il quale collabora in ambito locale. Tra i vari lavori realizzati in
questo periodo si colloca la decorazione, con ceramiche architettoniche, della palazzina di Corso
Sangallo n. 11. Intorno alla metà degli anni ‘20 realizza le lapidi a memoria dei genitori, Federigo e
Guerrina Albina Sabatini- Aretini (Cimitero della Misericordia, Monte San Savino).
Nel corso della residenza a Castiglion Fiorentino, iniziata nel 1921 (abita con la famiglia in
località Mammi), viene a contatto con le manifatture ceramiche castiglionesi in un proficuo scambio
di reciproche esperienze. Inoltre, in questo periodo di permanenza della famiglia Aretini a
Castiglion Fiorentino (1921-1925), la primogenita Itala conosce il futuro marito Duilio Benigni, un
giovane che, nato a Vitiano (AR), inizia in questo periodo la sua attività nel settore ceramico a
fianco del Maestro savinese. Nel luglio 1925 si trasferisce con la famiglia da Monte San Savino ad
Arezzo dove attiva, in via Sassoverde n. 7, una nuova sede della ditta Antica Bottega del Ceramista
Aretini Zulimo. Nella fabbrica lavora anche il giovane Bruno Aldo Fedeli (v.). L’attività di questi
anni è ricca di numerosi attestati e premi ricevuti in esposizioni d’arte e d’artigianato (1924 -
Livorno, Pesaro; 1925 - Terni, Torino, Livorno; 1926 - Firenze), nell’ambito delle quali è
riconosciuta l’innovazione delle sue creazioni decorative, costituite principalmente da ceramiche
graffite-policrome. La permanenza ad Arezzo si protrae fino al 20 novembre 1926; si trasferisce
quindi a Perugia, chiamato da industriali umbri con i quali realizza una nuova ditta denominata
Società Anonima Maioliche Zulimo Aretini. Dello stabilimento aziendale, appositamente costruito a
Fontivegge (PG), fu direttore tecnico ed artistico. L’ampliamento della produzione ceramica
intrapreso dagli industriali umbri era finalizzato, con il coinvolgimento dell’Aretini, a rafforzare il
successo delle preesistenti fabbriche di ceramica. Quest’ultimo fu puntualmente consolidato
nell’ambito delle mostre e fiere, nazionali ed internazionali, tenutesi in quegli anni (1927 - Assisi,
Tripoli [Libia]; 1928 - Arezzo, Pesaro, Asti, Milano), dove il nuovo genere di produzioni umbre fu
apprezzato al punto che nel 1929 poté essere stampato un listino-catalogo dal titolo I graffiti
originali della Società Anonima Maioliche Zulimo Aretini, in cui compare una vasta gamma di
forme caratterizzate da una ricca combinazione di decori.
Nella seconda metà degli anni ’20 le società umbre attive nella produzione ceramica si
riuniscono nel Consorzio Italiano Maioliche Artistiche (C.I.M.A.), una delle più importanti
organizzazioni del settore, con la quale il prof. Aretini continua a collaborare anche dopo la crisi del
1929. Probabilmente, tra le varie figure professionali attive nella manifattura umbra, dove
lavoravano gli aretini Duilio Benigni, Mario Apelli (v.) e Bruno Aldo Fedeli, l’Aretini conobbe
anche l’eugubino Giovanni Capponi (v.). Sul finire degli anni ‘20 realizza il pannello raffigurante
Santo Giorgio oggi conservato nel Museo Regionale della Ceramica di Deruta.
Nel 1930, probabilmente durante un breve soggiorno a Monte San Savino, crea il pannello
raffigurante Il ceramista Federigo Aretini per la casa natale in via Borgoforte n. 21, tuttora in situ.
Una vita irrequieta e un po’ nomade conduce l’artista nuova mente ad Arezzo, dove abita in viale
Mecenate n. 22 fin dall’inizio del 1930. Nell’abitazione, della quale realizza la decorazione
2
architettonica e i pavimenti, attiva una nuova ditta denominata Arretium di cui è direttore tecnico: vi
lavora per alcuni mesi anche Giovanni Capponi. L’attività di questo periodo si sviluppa nella
produzione di ceramiche ingobbiate-graffite-scalfite e di prodotti traforati con applicazioni a rilievo,
ma anche di opere plastiche e pittoriche esposte nell’ambito di mostre e fiere (1930 - Arezzo; 1931 -
Poppi [AR], Firenze; 1932 - Bologna).
Il 24 agosto 1934 si trasferisce di nuovo in Umbria e, in collaborazione con Guido
Carnesecchi di Firenze, attiva a Torgiano una nuova ditta di produzione ceramica che dirige
assieme al figlio prof. Galileo Aretini. Nel 1939, lasciata definitivamente Perugia, si sposta a Sesto
Fiorentino dove lavora e collabora con vari laboratori. In questi anni la sua vena artistica si sviluppa
anche nella pittura e produce opere che ottengono prestigiosi riconoscimenti in mostre collettive e
personali (1940 - Voghera; 1943 - Milano, Galleria P. Grande). I suoi paesaggi densi di ricchi
rapporti cromatici e le nature morte intrise di sentimento violento ed armonioso, testimoniano la
mano di un pittore maturo.
Nella seconda metà degli anni ’40, dopo un periodo di residenza in Svizzera, a Ginevra, per
motivi di lavoro, la sua prolifica carriera di ceramista continua nel nord Italia tra Novara e Pavia
dove, dal 1949 al 1959, fonda almeno tre nuove fabbriche. Nel 1949 a Cameri, in provincia di
Novara, insegna in una bottega d’arte nel senso rinascimentale del termine, le cui maestranze sono
ispirate e dominate dall’esuberante creatività del Maestro. Le produzioni ceramiche di questo
periodo che escono dalla C.A.S.A. (Ceramica Artistica Aretini s.p.a.), sono costituite da manufatti
di pregio, smaltati e decorati con oro zecchino oppure a lustro metallico, realizzati per soddisfare
prevalentemente le richieste del mercato estero. Nel 1953 operano nella fabbrica piemontese oltre
cinquanta maestranze, disseminate tra torni, muffole e forni.
In seguito l’attività dell’Aretini si sposta in Lombardia ove, a Groppello Cairoli (PV),
costituisce la ditta Ceramica Artistica Aretini Zulimo e Clavio; infine, sempre nella stessa
provincia, inizia a Casteggio la produzione di quella denominata Ceramica Fiorentina. La
produzione ceramica che usciva dalle manifatture di questo periodo appare notevolmente rinnovata:
adesso la terraglia è impiegata anche in sostituzione degli smalti e alla formatura manuale si
aggiunge la tecnica per colatura entro stampi di gesso. In questo periodo si perdono i riferimenti
tecnici formali delle tipologie tradizionali e i decori di ispirazione floreale si ammodernano in
direzione dello stile pittorico e figurativo del Maestro, che si caratterizza anche per
un’intensificazione dell’attività scultorea. Negli anni ’50 la scultura ceramica costituisce un
importante punto di arrivo della sua attività artistica, che si manifesta anche attraverso una serie di
mostre (1951 - Milano, Galleria P. Ranzini; 1952 - Firenze, Palazzo Strozzi: Mostra dei bozzetti per
il monumento al Prigioniero politico ignoto).
Nel 1957, durante un periodo di soggiorno in Brasile, dove già da anni lavorava il figlio
Galileo come direttore di un’industria ceramica locale, l’attività artistica dell’Aretini riceve ulteriori
riconoscimenti in varie esposizioni e mostre d’arte (San Paolo, Mostra al Salão paulista; Mostra al
Circolo italiano).
Il 16 maggio 1959 si trasferisce da Casteggio ad Arezzo dove abita in via Monte Falterona.
Sul finire del 1960 è iscritta all’Albo artigiani una sua nuova fabbrica denominata Ceramica d’Arte
Aretini, attiva ad Arezzo in via Marco Perennio fino al 1961. La presentazione delle opere
dell’Aretini nella città toscana è chiusa, nel 1960, da una mostra personale tenutasi nei locali della
Galleria Vasari: vi furono esposte circa cinquanta opere costituite da pitture e ceramiche che ne
riassumevano la lunga carriera artistica, probabilmente iniziata con il primo spostamento,
documentato nel 1909, da Monte San Savino a Borgo San Lorenzo. Nel 1961 si trasferisce a Roma
a casa della figlia Neda.

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